30
mag
2015
13

Una vita in infradito

Vogliamo iniziare presentandoci e stringendovi la mano: piacere! Noi siamo Roberta (Bibi) di 26 anni e Andrea (Ea) di 37 anni. Siamo una strana coppia e abbiamo delle grandi passioni: il Mare, il Surf, la Fotografia e i Piedi Liberi!

Dopo pochi mesi che stavamo insieme, abbiamo deciso di fare una vacanza prima che iniziasse la stagione lavorativa. Sapevamo di andare incontro ad un’estate di stress, traffico, caldo soffocante e tantissime ore di lavoro, senza mai riuscire a buttarci in mare per una rinfrescatina.

Roma è così d’estate, quando cerchi di evadere un po’ dalla città, rischi solo di rimanere imbottigliato nel traffico per bollenti interminabili ore. Quindi piuttosto metti il condizionatore a palla e guardi i film più belli ambientati in California, alle Maldive, in Australia, prendendo conforto dalle immagini del mare, del sole e delle onde.

Con pochi soldi in tasca, le destinazioni in cui cercare di riprendere un po’ di ossigeno, non erano poi così tante, ma una spiccava fra molte. Andrea era già stato più volte in un “posto magico” che continuava a sognare di notte. Io sin da quando ero bambina, dopo aver visto “Rollerblade sulle Ali del vento”, non sognavo altro che provare l’ebrezza di una tavola da surf sotto i piedi, cavalcando un’onda perfetta come nella scena iniziale di quel film che tanto mi colpì. E così senza accorgercene, la nostra destinazione era già stata scelta, o forse era lei che aveva scelto noi: Fuertevetura – Isla Canaria.

Il primo giorno di Surf Camp è stato davvero tosto, arrivata a sera avevo scoperto l’esistenza di muscoli del mio corpo che neanche sapevo di avere. Insomma, tutte le prove fatte in piedi sul letto fingendo di essere una surfista professionista, non erano servite a nulla… ero a malapena riuscita a mettermi in ginocchio sulla tavola in 30 cm scarsi d’acqua.

Ma presto arrivò il secondo giorno, e mentre Andrea già riusciva a direzionare la tavola e ad alzarsi senza problemi, io continuavo a litigare con la schiuma. E poco dopo ecco il miracolo: la mia prima onda! In piedi su quello spugnone giallo ho iniziato a gridare di gioia come se avessi appena vinto l’olimpiade. La prima onda non si scorda mai. E’ proprio vero!

Il terzo giorno già stavamo programmando la vacanza dell’anno successivo. E l’anno successivo il bisogno di vacanza era diventato ben altro, si era tramutato nella necessità di vivere in un posto che ci permettesse di ritrovare il contatto con il nostro amato mare e avere piedi liberi ogni giorno.

Inconsapevolmente eravamo stati catturati dalla magia della Isla. E allora…biglietto di sola andata, lasciato il lavoro, preparato le valigie, e rotto il salvadanaio di coccio in cui avevamo raccimolato qualche scarso risparmio dedicato alle vacanze (sì, l’abbiamo veramente rotto il salvadanaio!).

Dopo qualche anno dal nostro primo viaggio insieme, eccoci qui avvolti dalla misticità dei paesaggi macoreri. Non si può rimanere indifferenti davanti alla bellezza della terra rossa in mezzo alle rocce vulcaniche che si alternano con la sabbia sottile e bianca, circondati dall’immensità di quest’oceano così blu.

Tra le nostre idee lavorative si è inserito un progetto nato dall’idea di un amico: il blog La Mia Vita In Infradito che racconta la nostra storia attraverso fotografie e post divertenti.

Il nostro pensiero è quello di descrivere le difficoltà dell’organizzazione di un trasferimento del genere, ma anche tutte le cose belle che ne derivano, in modo tale da poter stimolare la voglia di altri timidi viaggiatori, che attendono seduti sulla loro tavola, che arrivi l’onda buona, ricordandogli che spesso, bisogna avere coraggio, vederla da lontano e andarle incontro per poterla cavalcare.

La Mia Vita in Infradito racchiude il sogno di tanti di noi: mollare tutto, indossare un paio d’infradito e cavalcare l’onda perfetta.

Racconto scritto da Roberta Radossi , supervisionato da We Travel We Surf
Tutte le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Roberta Radossi © Copyright 2015

 

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1 Response

  1. Manuela Masiello

    “…poter stimolare la voglia di altri timidi viaggiatori, che attendono seduti sulla loro tavola, che arrivi l’onda buona, ricordandogli che spesso, bisogna avere coraggio, vederla da lontano e andarle incontro per poterla cavalcare.”
    avete perfettamente ragione ragazzi, così è la vita!

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