1
nov
2015
14

Una notte di ordinaria follia

Nell’inverno del 2005 decisi di intraprendere un surf trip in solitaria in centro/sud America.

Ho sempre condiviso viaggi in compagnia di amici o conoscenti, ma quell’anno scattò dentro di me qualcosa di diverso, una voglia insolita, volevo testare la mia forza di adattamento e di capacità di sopravvivenza, fu un’esperienza unica.

Dopo aver vagabondato per due mesi tra assolate spiagge messicane e aride coste peruviane alla ricerca di onde perfette, mi addentro verso le Ande. Visito la stupenda Cusco, il Machu Picchu e tutto ciò che di magnifico ha da offrire l’entroterra peruviano, poi dopo aver preso uno di quei chiassosi bus locali, animati da personaggi pittoreschi, arrivo in Bolivia. La bellezza del lago Titicaca sovrasta tutto l’altopiano, il silenzio e la pace caratterizzano questo posto meraviglioso.

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Dopo essermi goduto questo spettacolo naturale mi sposto nuovamente. Giungo a La Paz nel caos totale di una città che sembra non dormire mai, la densità dell’agglomerato urbano composto da palazzi e grattacieli la slanciano verso l’alto come se dovesse competere con le montagne andine che la circondano. Le strade sono sporche, ricoperte di immondizia, la gente urla ed è pieno di clacson assordanti. E’ passata solo qualche ora è mi sento già stordito e confuso. Decido di proseguire prima possibile il mio viaggio e acquisto un volo aereo per il Brasile presso un’agenzia viaggi in un angolo di città particolarmente malfamato. Appena effettuato l’acquisto del biglietto la mia mente si sconnette e vola sulle spiagge brasiliane; tra palme, caipirinhe, sabbia bianca e solidi beach break. Dopo una breve sosta nell’incredibile Rio De Janeiro, la destinazione prescelta diventa Floripa, penisola situata a sud del Brasile, famosa per le onde e le numerose spiagge di dune incorniciate da una vegetazione verde e ricca.

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Barra da Lagoa è un paesino di pescatori, molto tranquillo ed immerso nella vegetazione, comincio subito ad ambientarmi e faccio conoscenza con diversi local. L’indomani alla buon ora, mi armo di tavola e vado subito a Praia Mole dove mi aspetta un bel metrozzo ultra glassy poco affollato. Tutto era perfetto,  in quella mattinata conobbi anche Andoni, ragazzo spagnolo con cui poi avrei condiviso molte delle avventure brasiliane. Fu in una giornata assolata accompagnata da una piacevole brezza marina che conobbi assieme al mio nuovo compagno di avventure un gruppetto di tre ragazze svedesi dall’ aspetto tipico; alte bionde e con gli occhi azzurri. L’intesa è reciproca e sembra che gradiscano decisamente la nostra compagnia, così decidiamo di far serata assieme. Io e Andoni siamo decisamente soddisfatti ed euforici per la parziale conquista fatta, sulla strada verso casa pensiamo a come organizzare tutto nei dettagli. Si prospetta una serata intrigante.

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In serata raggiungiamo Florianopolis e dopo aver mangiato e bevuto in diversi locali, le nostre amiche ci suggeriscono di portarle in un rinomato locale da ballo in cui erano già state. Arrivati all’ingresso una discreta fila si interpone tra noi e il locale, ma dopo aver atteso a lungo finalmente arriva il nostro turno. Mi accingo ad attraversare l’ingresso e uno dei gorilla mi afferra con forza, mi fa notare di avere pantaloni corti e quindi secondo il regolamento del locale mi viene negato l’ingresso. In un secondo mi sento crollare. Comincio a protestare pur non ottenendo alcun risultato. Andoni e le svedesi tentano in tutti i modi convincere il personale dell’ingresso ma senza alcun risultato, nel frattempo, le persone in fila cominciano a lamentarsi per l’ulteriore attesa. Decido di tirarmi fuori e insisto, vista la situazione, che entrino senza di me. Mi ritrovai in un’attimo sulla strada, da solo. Era ormai notte inoltrata e dovevo tornare a casa, a Barra da Lagoa.

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Comincio a girare nei dintorni alla ricerca della stazione dei bus, dopo qualche info in brasiliano non del tutto comprensibile riesco a raggiungere la stazione da dove partono i bus per Barra. Mi avvicino lentamente e mi rendo conto subito che qualcosa non quadra. La stazione era deserta, l’aria era ferma e il silenzio regnava. L’illuminazione era assente se non per qualche flebile lampione che funzionava ad intermittenza, l’atmosfera era desolata e le tenebre avvolgevano l’intera struttura. Cominciavo a sentirmi a disagio, avevo come la sensazione di essere un intruso che gira in luoghi in cui non avrebbe dovuto. Pieno di ansia mi addentro alla ricerca degli orari di partenza per capire se e quando sarebbe passato un autobus. Improvvisamente mi accorgo di non essere piu solo. Un brivido mi corre lungo la schiena, il tempo sembra fermarsi e il battito cardiaco accelera in mezzo secondo.

Scorgo in lontananza una figura che si avvicina verso di me, panico. Non ho idea di chi sia e cosa voglia, mi giro e con passo lento, anche se avrei voluto correre come Usain Bolt, cammino nuovamente verso l’uscita mantenendo una sorta di calma apparente. L’individuo mi chiama! Mi fermo, ho un nodo alla gola, il cuore rimbomba tipo gran cassa, sudo a volontà, sono in botta di adrenalina, ma mi giro verso di lui. Lo vedo avanzare verso di me, non appena riesco a scorgerlo meglio scandisco subito un paio di battute in inglese tipiche da turista. E’ un uomo, un tipo minuto circa 1.60m, faccia pulita e sbarbata, pelle scura e capelli corvini. Il tipo mi risponde e mi dice che la stazione rimarrà chiusa per altre tre ore circa. In quel momento in realtà, il bus era l’ultimo dei miei pensieri.

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Il tipo si avvicina ulteriormente e dopo uno scambio di brevi battute mi chiede con una pronuncia un po’ stentata: <<Sei Italiano?>>

Io: <<Si!>> con una certa soddisfazione, come se fosse un punto a mio favore. La tensione calò improvvisamente e riuscii per un attimo a rilassarmi.

<<Ah, bella l’Italia, da dove vieni?>>

<<Io da Rimini, conosci?>>

<<No, io sono stato a Napoli!>>

<<Bella Napoli!>> dissi con tono accondiscendente.

<<Altre città non le hai visitate?>> chiesi con curiosità.

<<No, sono stato a Napoli tante volte, ma altri posti non ne ho visti.>>

<<Ma come mai solo a Napoli?>> chiesi con un certo stupore.

<< Perché il mio ragazzo era di là>> e subito l’uomo incalza: << E tu ce l’hai il ragazzo?>>

<<Eeehhh No, a me piacciono le donne>> dissi con ferma convinzione.

In quel momento, mi ritrovai di nuovo in forte disagio, era buio la stazione deserta e non si vedeva un’anima in giro. Non avevo la più pallida idea di cosa sarebbe potuto succedere.

<<Bhè potresti provare, perché non vieni a casa mia? Secondo me ce l’hai anche grosso, lo vedo         dalle mani e dalla corporatura>> disse il tipo sicuro di se.

Rimango basito, non credo a quello che sento, guardo nel vuoto per qualche secondo e subito rifiuto l’invito cercando di non essere troppo scortese. Avrebbe potuto avere qualsiasi intenzione.

<<Grazie ma non sono interessato, poi è tardi dovrei tornare a casa>> dissi con tono sommesso.

Il tipo mi fissa senza proferire alcuna parola, faccio un cenno con la mano, mi giro, gli volto le spalle e allungo il passo verso l’uscita. Quelli furono i passi più lunghi della mia vita. L’uscita sembrava lontanissima, avrei voluto correre a tutto spiano, ma non lo feci. Cercai di mantenere la calma e con passo disinvolto affinavo l’udito per capire se mi seguisse, non avevo il benché minimo coraggio di voltarmi. Non appena varcai l’uscita e l’angolo, cominciai a correre come mai avevo fatto in tutta la mia vita, dovevo scaricare la tensione, avevo talmente tanta adrenalina in corpo che avrei potuto correre fino a Barra. Mi fiondo sulla strada principale, illuminata, trafficata  e cerco un taxi che mi riporti a casa. L’autista del taxi tossiva in continuazione mi guardava sorridente col sigaro in bocca aspettando una mia parola. <<Barra da Lagoa per favore>> dissi con decisione!! Il tassista mi guardò e mi chiese:

<<Sei italiano??>> Non sapevo che dire, avevo paura ad annuire ma lo feci.

<< Ah bene, vai a casa?>> chiese con interesse.

<<Si sono stanco e non ne posso più>>

<Guarda che se vuoi conosco un posto pieno di donne bellissime e con pochi real fai serata, ti porto la?>>

No guarda ti ringrazio, ma ho avuto una giornata piena e desidero solo andare a casa.

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Racconto di Matteo Vandi, supervisionato da We Travel We Surf.
Tutte le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Matteo Vandi © Copyright 2015

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