2
mag
2015
5

Un viaggio per scoprire il surf

La mia avvenuta con il surf comincia circa due anni fa, seguendo il consiglio di un mio amico che già praticava questo sport: mi da il volantino di una scuola surf ad Ostia dove poco dopo comincio i miei primi approcci con la tavola e il mare. E’ stato subito amore a prima vista, anzi amore a prima onda!

Finite le lezioni e un paio di gite fuori porta insieme ai miei istruttori per provare i vari spot del litorale laziale, decido di fare un viaggio da solo all’insegna del surf: il famoso surf trip! Ne parlo con i miei istruttori, m’informo su internet, e decido che il mio primo surf trip lo farò in Marocco.

Perché il Marocco? Non e molto l’ontano dall’Italia, non serve fare visti, ci sono solo due ore di differenza, i voli e gli alloggi costano poco, e la cosa più bella è che c’é sempre il sole e le temperature anche in bassa stagione, come quella in cui sono andato io (dal 23/12 al 31/12), sono di minima 22° e di massima 28°. Faccio i biglietti per me e la mia ragazza, e cerco un hotel adatto alle nostre esigenze calcolando che lei non surfa. Ne trovo uno ad Agadir non troppo lontano da Tagazouth, un bellissimo hotel a 4 stelle con 2 piscine, con nessi e connessi, ad un prezzo molto abbordabile, così anche la mia ragazza più godersi la vacanza.

Finalmente arriva il giorno della partenza. Il nostro volo farà Roma – Marrakech – Agadir. Arrivati in albergo, preparo subito la borsa per la mattina seguente, per la mia prima esplorazione delle coste marocchine. Scelgo di prendere un taxi dell’albergo che mi porta a vedere Tagazouth, un piccolo villaggio completamente dedito al surf! Oltre a surf spot fantastici e ristoranti tipici marocchini, ci sono molti surf shop, dove poter affittare la tavola o ripararla, e vendono qualsiasi attrezzatura da surf. Noleggio quindi una tavola adatta al mio livello in uno di questi surf shop (contrattate sempre sul prezzo), mi infilo la muta e scelgo di buttarmi per la mia prima avventura nel oceano in uno spot chiamato panorama, un beach break. Appena arrivo sulla spiaggia, faccio caso che in mare ci sono molti surfisti di vari livelli e nazionalità, così mi faccio coraggio ed entro in acqua. Uno shock! L’acqua al contrario della temperatura esterna è glaciale: toccherà circa i 12° ma scelgo di buttarmi comunque con una muta 3/2. Che dire onde favolose e per tutti i livelli ma soprattutto lunghissime! Io abituato con il mare italiano è stato come sognare: la prima onda e stata fantastica, come nei miei sogni. Faccio due session da 2 ore e mezza. Alle 16:30 sono distrutto e torno in albergo, stanco ma super soddisfatto della giornata.

Il giorno seguente torno al solito posto ma con un mare “leggermente” più impegnativo: faccio più fatica ad arrivare sulla line up ma ci arrivo dopo circa 1 oretta che mi trovo in acqua. Ad un certo punto mi rendo conto di essermi staccato troppo dal gruppo di surfisti con cui dividevo la line up: la corrente mi stava portando verso la scogliera! Da lì in poi panico totale… nella mia mente ricordo tutti i consigli dei miei istruttori: studia le caratteristiche di uno spot prima di surfarlo, non entrare se la condizione del mare non è del tuo livello, stai molto attento alla corrente, soprattutto dove è più forte, come vicino a scogliere, pontili, etc…, cerca di stare calmo e se ti trovi in pericolo chiedi aiuto o se ti è possibile prendi una schiuma dell’onda che ti porta verso riva… e mi maledico per non averli seguiti alla lettera! So che in questi casi dovrei stare calmo ma il corpo non risponde, e il mare e la corrente non mi permettono di fare niente, e la scogliera si avvicinava. Faccio il gesto estremo di chiedere aiuto, e un ragazzo che si trovava proprio sulla scogliera mi viene in soccorso. Mi dice di stare calmo che appena possibile mi avrebbe aiutato a tirarmi fuori dall’acqua. Al primo cavallone che mi porta verso la scogliera, il ragazzo mi prende e mi tira su con tutta la sua forza, e appena fuori dall’acqua mi aiuta ad aprire la muta e a prendere aria. Mi spiega che lo spot è molto bello ma anche pericoloso, perché ci sono, appunto, correnti molto pericolose. Mi fa tranquillizzare e mi dice di riposarmi un po’ e di rientrare poco dopo in acqua per levarmi la paura. Così dopo 10 minuti mi ributto ma non vi nascondo che l’imprevisto mi aveva lasciato ancora molta paura addosso. Finisco così la mia giornata prima del solito, e torno in albergo con la mia ragazza.

Per i giorni seguenti decido di cambiare spot, così chiedo in giro a qualche surfista locale, e mi danno un paio di nomi di spot da vedere: Banana Point con un fondale misto, Anchor Point un po troppo impegnativo per il mio livello, Croco e Agadir, un beach break. Li studio bene tutti e scelgo quelli più adatti a un livello principiante come il mio: Banana Point e Agadir. Il primo che surfo è Banana Point, stando sempre molto vigile alle correnti. Il giorno seguente vado ad Agadir. Per i restanti giorni giro per questi spot e riesco a godermi anche un bella gara di surf vinta da un locale giovanissimo.

Torno a Roma con un modesto bagaglio di esperienza e con la convinzione di essere cresciuto un po’, ma sapendo anche che forse sarebbe stato meglio fare il mio primo surf trip insieme ai miei istruttori.

Non è forse questo il senso di ogni viaggio?

Racconto scritto da Edoardo Bottiglieri, supervisionato da We Travel We Surf
Tutte le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Edoardo Bottiglieri © Copyright 2015

 

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