23
lug
2015
16

Sognando a testa in giu’

L’Australia è sempre stata per me il sogno nel cassetto, probabilmente sin da prima che ne abbia memoria. Prima di “Bianca e Berni nella terra dei canguri”, prima di Piero Angela, Super Quark e i documentari sulla fauna e la flora locale, e prima ancora di Megan Gale dotata di pattini (e altro) sui nostri teleschermi. Questo lontano e affascinante continente si è poi insinuato nelle mie brame di avventura grazie al surf, questa “cura-malattia” che ci lega un po’ tutti come fratelli e che mi porta a scrivere oggi.

matteo copia

Tutti i sogni nel cassetto hanno il loro periodo di gestazione, “l’Aussie dream” non è dietro l’angolo e le peripezie che dividono il nostro bel paese dall’Australia sono venti ore di aereo, dieci ore di fuso orario, visti e burocrazia, serpenti, ragni e solo Dio sa quali altri pericoli. D’altro canto la mia ricompensa ad ogni sforzo è stata onde a non finire, point a perdita d’occhio, surf per tutti i gusti e livelli.

Maddy Watson.

So che non vi sto raccontando niente di nuovo. L’Australia è una delle mecche del surf mondiale, con i suoi infiniti point, beach break, reef break. Un surfista in Australia è come un bambino di cinque anni in un negozio di caramelle circondato da scivoli stile Mirabilandia, ma non è tutto qui. L’Australia è un paese efficiente e in questa isola felice le cose sembrano funzionare ancora bene, anzi direi che vanno a gonfie vele!

Tornando ai sogni nel cassetto, il mio decise di saltarsene fuori alla fine del 2012 a Bali, dove stavo passando l’inverno italiano, meglio conosciuto come bassa stagione per noi viareggini, nell’isola degli Dei per placare la fame di surf. Tutto iniziò in un afoso giorno di dicembre balinese quando il mio migliore amico Lorenzo aprì il famoso cassetto con l’assopito sogno australiano, e da lì a due mesi ci ritrovammo insieme catapultati a Sydney provvisti di Working Holiday Visa (sub-class 417 per voi avidi avventurieri). Davanti a noi si presentava la possibilità di vivere un anno intero da veri “Ozzy”!

i phone tramonto main beach

Arrivati a Sydney ci dirigemmo a Bondi, per poi finire al Noah Backpackers, il più economico back-packer vicino all’oceano, non avendo nessun mezzo per muoverci, io e il mio fido compare pensammo che questa fosse un’ottima soluzione per non andare in astinenza di surf e allo stesso tempo organizzarsi e guardarsi intorno. Inoltre da Bondi (la peggior onda che abbia mai avuto il piacere di surfare in Australia a parer mio) ci sono altri spot facilmente raggiungibili a piedi come Bronte e Tamarama. Abbiamo speso due settimane da turisti surfando e girando la città in lungo e in largo e godendo la vita notturna di king cross. E dopo giorni di approfondite ricerche su Gumtree (sito molto usato in Australia per vendere e comprare, dove si può trovare di tutto da automobili a tavole da surf), trovammo il furgone che tanto desideravamo: un Toyota Hiace del 94, quello che sarebbe stato il nostro mezzo di locomozione e casa per i successivi 4 mesi. Il piano era incontrare Marco e la sua ragazza Federica: Marco era già stato in Australia quindi fu un po come il Virgilio di Dante per noi. Guidammo sulla east coast attraversando e sfruttando New Castle, Yamba, Byron Bay e Coolangatta, con il suo santo grhal chiamato Snapper Rocks. Di queste gemme del surf, uno dei posti che più mi stregò fu Yamba, un piccolo e assonnato villaggio ormai sul radar della popolazione surfistica del NSW.

Maddy Watson

Rinomato per le sue onde di qualità Yamba prende swell da tutte le direzioni, ed ha abbastanza spiagge e reef da generare costantemente onde con alto potenziale. Ci sono un paio di ottime bakery (panifici), back-packers che sono sempre pieni, e non molto altro ma in fondo questo può bastare direi. Dopo Yamba e Byron bay sulla quale tornerò a parlarvi (essendo il posto da cui sto scrivendo e in cui spero di stabilirmi), arrivammo nella leggendaria Coolangatta, patria di Mick, Joel e almeno un altro centinaia di pro surfer australiani in giro al momento. Snapper Rocks, Kirra e Dbah, sono i tre spot che non hanno bisogno di presentazioni. Queste tre onde tennero il nostro van parcheggiato per oltre un mese sulla costa dorata, finché tramite amici di amici, ricevemmo una dritta su un farmer che dava la possibilità di fare Wwoofing (lavori in cambio di vitto e alloggio solitamente) e ricevere l’estensione per il secondo anno di WH Visa (88 giorni lavorativi in farm è ciò che serve per ricevere il secondo WH Visa). La farm si trovava a Byron Bay.. non male pensammo. Guidando a ritroso per una buona sessantina di kilimetri finimmo così a lavorare in una farm di maiali e tacchini.

Agnese Rosano.

Byron bay sarebbe poi diventata la nostra casa per il successivo anno. Questo piccolo paradiso pieno di musica (persone in strada che suonano e due dei più grandi festival musicali in Australia), feste, cibo salutare (vegani, vegetariani, marziani, etc.) e onde come Broken Head, The Pass, Main Beach, e almeno altre 10 che vi invito a scoprire da soli. Il lavoro alla farm ci permise di dimezzare i costi e ci faceva avvicinare al tanto auspicato secondo visto, ma in ogni caso non ci riempiva il portafoglio ne la pancia. Dopo un mese vivendo di spiccioli e pranzi a sbafo a Byron Bay, ad oggi sono più di 2 anni e mezzo che sono in Australia, e mi piace considerare Byron come casa. Prima di adesso ho lavorato in due diverse farm, ho fatto il lavapiatti in 4 differenti ristoranti, ho cercato di imparare l’inglese: non serve che vi dica che la conoscenza dell’inglese è fondamentale, ma non preoccupatevi, se non lo parlate lo imparerete.

Agnese Rosano

Oggi faccio il cameriere a Il Buco, un piccola e autentica pizzeria italiana che è un po come una famiglia per me. Se vi trovate a Byron o dintorni veniteci a trovare, una birra e una chiacchierata non ce la toglie nessuno. In Australia ho trovato la mia dimensione. Surfo tutti i giorni, lavoro, mi godo la “endless summer”,e spero che un giorno questa giostra diventi definita per me. Detto ciò posso solo dirvi che se surfate, avete il pallino dei viaggi “on the road” e un briciolo di spirito di avventura, allora preparate sacche e valigie, applicate per un Working Holiday Visa se siete sotto i 30 anni (non disperate, Tourist Visa o Student Visa per i più stagionati), e fatevi un giro nell’altro emisfero. Qua sotto c’è ben altro dell’acqua della toilette che gira nel senso opposto al nostro.

Racconto Scritto da Matteo Leporatti supervisionato da We Travel We Surf.
Le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Matteo Leporatti © Copyright 2015

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5 Responses

  1. Daniele Fondelli

    Bravo Matteino! Una cosa ancor più bella di fare queste esperienze è condividerle…Un abbraccio

  2. Simone Fortuna

    Grande Matteo zaini in spalla e immergersi nelle avventure!! Son troppo contento per te! Ciao bro un abbraccio!! Saluta maddy

  3. Laura Soldati

    Mi hai fatto sognare nei due minuti che ho impiegato nel leggere l’articolo…
    Bravo Matteo Leporatti, felice per te! See ya !

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