15
gen
2016
20

Dalla Sardegna al mare di Roma

Il tempo di arrivare a Roma e penso subito a chiamare Elena ed Edoardo, conosciuti tre anni fa durante un evento in Sardegna, che del surf non ne fanno solo una passione ma un naturale modo di vivere. 6 mesi in Italia, 6 mesi in Australia ad insegnare e passare il testimone di questa passione, voler vivere e sognare di star sempre in acqua ad attendere di poter giocare con le onde ed immergersi dei propri sorrisi.

“Se passi dalle parti di Ostia o Roma, facci sapere.” Detto fatto, sono di certo le prime persone cui ho pensato nel momento in cui ho pensato di farmi un giro da quelle parti.

La stagione estiva è quasi finita, propongo ai ragazzi di andare a seguire una lezione in acqua. Si organizza tutto una domenica mattina, ottime onde per i principianti, ottimo motivo per entrare in acqua e cercare qualche scatto interessante.

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Arrivato alla stazione aspetto che i ragazzi mi vengano a prendere in macchina. Durante il tragitto si parla degli anni trascorsi e dei progetti che ognuno di noi vorrebbe portare avanti. Tempo 15 minuti e siamo all’ingresso del lido dove fanno riferimento per le lezioni di surf, posto ordinato e soprattutto organizzato.

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La sabbia scura, di origine ferrosa, racconta un bel contrasto con il bianco delle onde che arriva in riva. Seguo Elena con le ragazze, immagino siano ancora le prime lezioni, ripete alcuni concetti di base e fa ripetere degli esercizi in riva, partendo dalle posizioni a terra, come se stessero sopra la tavola nuotando, agli esercizi per mettersi in piedi e tenere l’equilibrio.

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Tavola sotto spalla e ci si dirige in acqua. Ancora dei piccoli accorgimenti su dove entrare e come prendere le onde. Superata la prima secca, l’acqua è abbastanza bassa. Senza tavola, Elena trova un punto dove fermarsi e far partire le ragazze con delle prime onde divertenti, si passa dalla teoria alla pratica in acqua.

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Finita la prima lezione torniamo a riva, dove aspettano già i ragazzi del secondo turno domenicale, con le tavole pronte per entrare in acqua. Un gruppo di età inferiore. Elena non smette mai di sorridere e si legge la voglia d’insegnare, dalla pazienza e dalla capacità che ha d’instaurare un rapporto naturale e d’amicizia con chi gli sta davanti, e non lo dico perché la conosco, ma lo vedo dal modo che ha di spiegare, senza mai annoiarsi. Ripete ogni singola spiegazione più volte, sa di avere dei ragazzi intelligenti, ma preferisce essere sicura che tutti in acqua portino rispetto a chi gli sta vicino, ma soprattutto portino rispetto al mare.

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Le onde iniziano ad ingrandirsi, qualcuno rimane anche a terra per paura, ma la pazienza di Elena è tale che riesce a star vicino sia a chi vuole stare fuori ad osservare e chi, invece, vuole imparare.

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Vedo in lontananza Edoardo con un gruppo di ragazzi più esperti, mi avvicino a loro ed inizio subito a scattare qualche fotografia interessante.

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Piccoli grandi ragazzi che si alzano sopra di me, su quelle tavole che seguono l’andamento delle onde. L’attesa è sempre quel momento in cui non si è sicuri di cosa si possa avere davanti, essendo più esperti hanno anche quella capacità di capire meglio quale sia il momento giusto.

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Rimango con loro un’oretta, giusto il tempo per assaporarmi quel divertimento da sotto, i loro occhi che sorridono all’onda appena presa, il tempo è buono e permette il divertimento giusto.

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In chiusura della mattinata ci si cambia e si va a mangiare con amici e conoscenti del lido, una di quelle situazioni dove ti senti di stare quasi in famiglia. I ragazzi parlano del più e del meno e quello che gli fa onore è che non pensano in continuazione al surf, ma hanno e vivono la propria vita al di fuori di esso e questo rende tutto il più normale possibile. Forse è questo il vero motivo per il quale ho voluto rivederli, hanno una grande voglia di conoscere e di vivere il mondo con semplicità e con capacità di adattarsi a tutti e a tutto.

Ormai è ora di riprendere le lezioni, ma il vento è troppo forte, ma è anche il momento in cui ci si possa godere il mare e le sue onde da fuori. Una lunga passeggiata mi accompagna nel godermi quella giornata fatta anche solo di vento e di sabbia ferrosa, che allo stesso tempo rende il tutto più particolare.

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Si gioca, ci si diverte, il gruppo di Edoardo e di Elena non è abituato a vivere solo l’acqua e le sue onde, ma si vive anche in spiaggia, partire di beach volley, improvvisate, accompagnano il pomeriggio, lunghi caffè con le felpe durante il periodo ancora estivo rendono vera la vita di chi vive e a cui piace vivere il mare.

Piano piano, s’iniziano a sistemare l’attrezzatura, tavole e mute lavate vengono collocate al loro posto, un grande magazzino non tanto ampio, ma organizzato per tutte le attività della spiaggia che dividono con i ragazzi del lido.

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Tutti di nuovo in spiaggia ad aspettare il tramonto, un rosso fuoco rende la sabbia nera un vero spettacolo, il sole ed il vento frontale fa assaporare quel modo di vivere intensamente il mare in tutto il suo splendore.

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Tutti che mi chiedono chi me lo abbia fatto fare ad essere andato al mare di Ostia, quando il mio mare in Sardegna è decisamente meglio, ma posso assicurarvi che con quei colori del tramonto e con il calore con cui sono stato accompagnato per tutto il giorno non mi sono reso conto dove mi trovassi, perché l’importante era stare bene e trovarmi in sintonia con quello che avevo davanti e di quella giornata ricordo solo sorrisi, e spero di rivederli presto.

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Racconto di Cédric Dasesson, supervisionato da We Travel We Surf.
Le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Cédric Dasesson © Copyright 2016

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