6
dic
2015
14

Chicama, su una scogliera a picco sull’oceano

Sono a Chicama, o meglio Puerto Malabrigo, in Perù, aggrappata ad una scogliera a picco sull’oceano.

 

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-1Chicama o Puerto Malabrigo,Perù : la ola izquierda mas larga del mundo

Ho passato la mattina sulla tavola da surf, ottenendo ben pochi risultati. Non ho abbandonato l’idea di imparare a surfare, solo che attualmente sono una campionessa si “schiumonda”. Migliorerò con il tempo…magari dovrei seguire il consiglio di Max P., l’italo-costaricano, uno degli incontri più interessanti che ho fatto durante i miei viaggi, e che mi ha detto: “Quando butterai il cuore oltre l’ostacolo allora farai dei progressi”…(Max, ci provo ogni volta, te lo giuro!!!)…Ogni anno ci rifletto, e quando sono “bloccata” nella pianura Padana mi convinco che nel prossimo viaggio potrò farcela…

Comunque, ritorniamo sulla scogliera di Chicama, mi scuso con i peruviani ma chiamerò la località con il nome con il quale è conosciuta in tutto il mondo (la colpa non è mia ma dei gringos; nel caso se la prendano con loro). “Scogliera” di pura sabbia, alle mie spalle inizia  un’interminabile distesa desertica, colline di sabbia e tanti petroglifi di colore bianco o nero che urlano: DIO TI SALVERA’, GESU’ E’ VIVO, GESU’ TI AMA…come non sentirsi al sicuro! “Roba” da diventare credenti anche se non lo sei mai stato, grazie a tutti questi PETRO MESSAGGI SUBLIMINALI. (Petroglifo: unisci tante pietre insieme che abbiano un colore diverso da quello della sabbia, componi un disegno o una scritta, et voilà! Ecco un “magnifico autentico petroglifo inca”).

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-2Dai, il cane peruviano

Dopo aver individuato e messo a fuoco lo sponsor di moda in Perù, citato qualche riga qui sopra, precisiamo cosa ci faccio sulla scogliera: sono aggrappata all’unico masso incastrato precariamente nella sabbia, sparata sotto il sole a non so quanti gradi, ma tanti, e lo si capisce guardando le infradito che sembrano ammorbidirsi e sciogliersi. Senza infradito sarebbe un casino tornare a casa, visto che devo camminare circa 2 chilometri sulla sabbia bollente, e senza “ciabattine” posso anche dire addio ai miei piedi. Avanzare su questa spiaggia è come camminare su quelle strisce di “carbon-ella” ardente, organizzate per le prove di team building o personal coaching, solo che qui sono 2 chilometri di immancabili e poco sportivi richiami e riferimenti allo sponsor di cui parlavamo prima.

Ma torniamo sulla scogliera, dove sono mortalmente piazzata al sole, in compagnia di Dai.

Grande Dai: una cagnona nera di circa un’anno, orfana, “vivacchia” sulla spiaggia da chissà quanto tempo. Quando l’ho incontrata, qualche settimana fa, era uno scheletro, naso secco, affamata e assetata. Beveva acqua del mare e con una tecnica incredibile apriva sacchetti della spazzatura, mangiava i cadaveri degli animali che l’oceano scaricava sulla spiaggia e non vado avanti a raccontare di quali altre leccornie era solita cibarsi.

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-3
Ho cominciato a chiamarla e accarezzarla, e sicuramente nessuno la coccolava da tempo per via della malattia che aveva, la scabbia. Da quel giorno ha cominciato a seguirmi. Le abbiamo comperato del cibo ma la sua predisposizione ed “attaccamento” ai sacchetti della spazzatura era difficile da togliere, così per distogliere la sua attenzione morbosa dai rifiuti la chiamavo spronandola : “Dai andiamo!”. Nel giro di poco ha cominciato a rispondere al suono della parola DAI, e da quel giornodiventò il suo nome, con qualche incomprensione e perplessità da parte dei madrelingua inglesi, perché interpretavano  “DAI” come “DIE” e vedendo il cane così malconcio effettivamente tante speranze di sopravvivenza non gliele davi…

Fedelissima, Dai è sdraiata accanto a me, scomodissima visto che l’inclinazione della parete sembra essere vicina ai 90°, ma saggiamente si puntella con le zampe per non scivolare giù, ed il fatto che non ci sia nemmeno un poco d’ombra non la scoraggia. Ogni tanto credo mi guardasse come per dirmi: “Ma che minchia ci facciamo noi qui? Caldo, sete, scottature e sabbia negli occhi grazie all’implacabile vento, sei scema?”

“Dai resisti!”, scatto qualche foto e filmo quei due balordi in acqua…poi torniamo tutti a casa, mangiamo, beviamo e andiamo a farci un giro, trascinando i due zombie volenti o nolenti, a visitare i dintorni, per renderci conto di cosa e come è il Perù. Magari un giorno ci torneremo, ma siamo qui oggi, adesso, e quindi non possiamo sprecare quest’occasione.

Passano i minuti, le ore, a forza di zoom su tricks e carrellate sull’onda sinistra più lunga del mondo, credo di aver perso più volte i sensi, la lucidità e di essere pure svenuta, ma io ed il cane siamo ancora lassù e resistiamo.

Ad un certo punto un miraggio, o forse no…capelli lunghi ricci, bionde punte svolazzanti, l’hair style è quello…”zoomata” sull’individuo lontano che avanza sulla spiaggia… “Azz”…è girato e non vedo bene il viso. Ma è alto e magro, proprio come “LUI” mi appare spesso nei sogni…

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-5Vista dello spot di Chicama dalla terrazza della guest house “El Hombre”

In quei 2 minuti difficilissimi, nascono dentro di me troppi dubbi e domande, come nella testa di una groupie impazzita: Cosa fare? E’ “LUI”, o no? E’ impossibile incontrarlo un giorno a caso sulla spiaggia di Chicama…Bhe, perché no? Questa è Chicama: la ola izquierda mas larga del mundo…Perché no?!?!?!

Potrebbe essere…potrebbe essere oggi il giorno in cui incontro incontro Craig Anderson?!?

C…o ma i due balordi sono ancora in acqua, ho promesso che li avrei filmati e fotografati…come faccio? E poi se è lui, cosa faccio? Sono sicura che mi trasformerei in una groupie senza senso, già sta accadendo!!!

Sponsor salvami tu! X-men, super eroi, Ganesh…qualcuno mi aiuti!

Deciso! In zero secondi afferro l’attrezzatura e mi precipito giù per la parete facendo alzare chili di nuvole sabbiose, Dai salta come un canguro e si lancia tuffandosi nella sabbia.

Correndo non sento nemmeno i piedi scottare, d’altronde l’amore fa anche questo, supera ogni ostacolo.

Ormai Craig, perché a questo punto era ovvio fosse lui, è distantissimo e diretto verso il point…quindi… Udite gente! sto per incontrare Craig Anderson!!

Qualcosa gli dirò, tipo “Ciao, vuoi venire a mangiare della pasta al pesto?”, tanto per non cadere nel banale e soprattutto per farlo sentire a suo agio e non spaventarlo apparendo ai suoi occhi come una stalker…bha! ci penserò al momento, quello che gli dirò non è più un problema, qualcosa mi verrà in mente.

Non mi preoccupa nulla, mi dimentico anche dello strato di crema 50sfp spalmato sulla faccia, che oramai è diventato come un grip da skate a causa della sabbia che si è appiccicata sopra,ma poco importa, sto per incontrare Craig!!… il resto *chissene*!

Le foto e i video per i due balordi, promesse da marinaio! Anche a questo troverò una soluzione.

Corro, schiacciata dal peso dello zaino, rischiando di cadere ogni 2×3 causa cavalletto mezzo chiuso e mezzo no che mi si infila in mezzo alle ginocchia, mentre nello zaino sento rotolare la macchina fotografica lanciata dentro molto professionalmente poco prima.

Ma lo vedo…”capellibiondisvolazzanti”…è lì, girato di schiena, davanti a me.

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-6Noi con El Hombre, la leggenda di Chicama e suo nipote. Si racconta sia stato il primo surfer del luogo

500 mt…corro…400 mt… corro un po’ di meno…300 mt… rallento perchè stavo per inciampare sempre grazie al cavalletto…200 mt… richiamo Dai che si sta “spalmando” sulla carogna di un delfino morto (butei*, il Perù è anche questo purtroppo. *butei= ragazzi in dialetto veronese)…150 mt…sto camminando perché arrivare di corsa sarebbe proprio da “sfigata”…100mt…Eccolo! in piedi sugli scogli, intento ad osservare lo spot insieme ai due ragazzi che lo accompagnano… 75 mt… ormai ci sono, il momento è arrivato sapevo che prima o poi lo avrei incontrato…50 mt…è sempre girato!?!#@**## Sti cazzi!!! Mi sono scapicollata da una discesa di 90°, ho corso un chilometro quasi in apnea, e girati una volta “por favor”!!!!!

Niente…sempre li a parlare indicando ‘sto BAO di spot…piano B…lo sorpasso e fingo di camminare diretta verso l’infinito e oltre… “Bon”, lo supero, ecco fatto….ora con nonchalance* ( *nonchalance= ostentata indifferenza, disinteresse NDR.devo aver dato proprio quest’impressione in quel momento…) mi giro piano…la groupie che è in me si sta scatenando con fare satanico e faccio davvero fatica a controllarla…

ECCOLO!… Manca poco affinché il sogno si avveri, ed inizierà così: Luna Craig… Craig Luna… Nice to meet you… bim bum bam…“Chi minchia è questo?.”

Morale: Cosa ho imparato?

Mai perdere un’onda, anche se ti sembra che Craig Anderson stia passeggiando sulla spiaggia.

Non fare promesse da marinaio ai due balordi, perché prima o poi troveranno sempre il modo per farmela pagare.

Morale della morale, o meglio la vera morale: Non solo le onde devono far parte di un surf trip…ma vivere tutto quello che hai intorno in modo intelligente, senza entrare bruscamente in un territorio in cui sei ospite e fregartene di quello che ti circonda. Parlo di rispetto, ed è fondamentale quando visiti il mondo. Anche perché pensa a quanto sei fortunato se puoi viaggiare ed essere lì, quindi non dimenticare mai la fortuna che hai. Se sei in giro per il mondo, per quanto tu possa esserti spaccato la schiena per arrivarci, sei comunque privilegiato perché vuol dire che non hai  problemi gravissimi che te lo impediscono e non darlo mai per scontato.

Viaggiate quando potete, non c’è scuola di vita migliore.

Dai,-Chicama-e-“mezzo”-Craig-Anderson...Tutto-questo-in-Perù-7
Hasta luego Chicama!

P.S. Detto questo vi scaldo un po’ il cuore…Dai è stata portata da un veterinario e curata ed è uno dei migliori “cani da spiaggia” che si possono incontrare a Chicama. Prima di lasciare il Perù ci siamo anche dati da fare per cercarle una famiglia e l’abbiamo trovata. Ora vive con El Hombre and family, il primo surfista peruviano di Chicama. Grazie per aver preso Dai con voi. Un grazie speciale a S. e T. (i due balordi del racconto per intenderci), i migliori compagni di viaggio, due persone speciali. Grazie di condividere queste esperienze di vita per il mondo, e per avermi fatto scoprire che non solo una “femminuccia” può essere una groupie, ma anche un maschietto può sciogliersi se per caso a Rincon incontri Dane Reynolds nel parcheggio…giusto T.???? oppure incontri Natas Kaupas a spasso per le vie di Ventura… giusto S.????

Questo racconto lo dedico a tutte quelle persone che abbiamo conosciuto viaggiando, e che faranno per sempre parte di quella famiglia allargata che incontri in giro per il mondo, grazie Mali e famiglia, Kumudu e famiglia, Nuwan e famiglia, Clorinda,Rosanna e famiglia, Max P. e famiglia, Rosa,Harley e fratello, Dori e famiglia, Rino, Esteban, Matt B., Don Manuel, Coco, Ashan e Amila,Tom, Paolo U.,Marco C., Luca P. e i toscani, Sandro e Federica, Daniele D., Diego O., Neelas’s team…è il mio modo per dirvi GRAZIE…

 

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Articolo di Luana Bogoni. Tutte le immagini sono di proprietà di Luana Bogoni © Copyright 2017Salva

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