9
Set
2015
14

Canary Islands – Fuerteventura

Son passati già due anni da quando nel Dicembre del 2013,  mi sono avventurato per un surf-trip in solitaria di 25 giorni alla volta di Fuerteventura, però  il suono di quelle onde possenti nel silenzio della natura,i colori dei tramonti sempre diversi e il calore delle persone, affiorano vivi come se fosse ieri.

Mi sembra di rivivere quei momenti, eppure sono così lontani, così distanti. Perché Fuerteventura? In realtà non c’è certezza sul vero significato del nome e sono molte le varianti ipotizzate, tutti, però sono d’accordo sulla parola “Fuerte” che significa forte, però molta discussione c’è sul significato di Ventura: fortuna, felicità, vento, avventura? Ognuno può scegliere quello che preferisce, però  per come  l’ho vissuta io, sicuramente è stata una grande avventura!!

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Partiamo dal principio di questo viaggio, chi sono io?

Mi chiamo Fabio, 28 anni, vagamondo, amante della vita e degli sport, passione per i festival musicali e la fotografia, ovviamente in prima linea c’è il surf e poi viene tutto il resto. Tutto pronto per partire, preparo la sacca da viaggio con le mie due tavole e qualche vestito buttato dentro, prendo il treno diretto per Pisa, dove c’è uno scomodissimo ma diretto volo per Fuerteventura che mi aspetta. Dopo 5 ore  di viaggio ad attendermi all’aeroporto c’è  Alessandro ,che insieme alla ragazza Camilla, sono possessori della Surfhouse Wolfhouse, dove mi sono fermato la prima settimana di viaggio. Due giovani surfisti, ma con le idee ben chiare, tanto che nel periodo estivo hanno un’altra surf house a Loredo a Nord della Spagna e tra una stagione e l’altra viaggiano per il mondo alla ricerca dell’onda perfetta, beati loro. Nel mio stesso volo, carichiamo con noi, un ragazzo di Roma, Carlo, che durante il viaggio si dimostrerà una persona genuina e un compagno ideale di questo surf-trip. Abituato al caos ingestibile e allo sporco di Roma, durante la strada  che ci porta alla surfhouse, incontriamo uno scenario che normalmente vedi solo in cartolina, di posti che pensi non esistano realmente e invece non è cosi. Lungo la strada una distesa di sabbia infinita, sul lato costa, spiagge pulite con acqua cristallina dove ci sono scuole surf  con i loro tavoloni di gomma che sfrecciano sulle ondine invece sul lato interno c’è il deserto. Il vento che soffia dal Sahara marocchino ha trasportato fino a Corralejo, nel corso dei secoli, nella zona piu’ vicina al Marocco, la sabbia del Sahara. Le dune del parco naturale di Corralejo, un deserto in miniatura, sono la testimonianza di questo fenomeno.

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Durante la settimana alla Wolfhouse ho conosciuto altri compagni di viaggio delle fantastiche persone che però avevano un unico difetto: bodyboarder!! Il primo, Enrico, fortissimo in acqua,è stato un piacere vederlo surfare le bombazze sulla norte (costa nord), se volete seguire viaggi e news del mondo bodyboarder e la scena italiana di questa crew visitate BodyboardLAB. Dan e Alice, una coppia sole , mare, amore. Belli fuori e dentro l’acqua, tutti insieme abbiamo passato delle giornate speciali alla surfhouse.

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La famiglia Wolfhouse

I giorni scorrono veloci e le onde sono perfette, la swell è stata una delle più grosse degli ultimi anni sull’isola, infatti molte volte, sono stato costretto a surfare in qualche spot più riparato, con un po’ di pazienza però si trovava sempre  dove surfare. La norte è al 70% a fondale roccioso-vulcanico, quindi se non vi volete rovinare la vacanza dai primi giorni portate dei calzari o fate molta attenzione,che i sassi tagliano come i miracle blade ,per quanto riguarda la muta sicuramente basta una 3/2 di buona qualità. Appena arrivate sull’isola vi consiglio di passare in uno dei tanti surf shop a Corralejo e di prendere la mappa che vi dice dove sono gli spot, come lavorano,i fondali, ma cosa più importante il cambio delle maree perché alcuni spot lavorano solo in condizioni di alta o di bassa. Queste foto di seguito è ciò che trovate nella stagione invernale,quindi se non siete troppo esperti meglio che prenotate per settembre,ottobre che il vento estivo cala e trovate una misura giusta per migliorare il vostro stile di surf.


Trascorsa la magnifica settimana con i ragazzi alla Wolfhouse, io e Carlo ci siamo spostati nel centro di Corralejo per passare il resto del surf trip, più vicini alle onde e anche la possibilità di sfruttare un po’ della “movida” spagnola, invece il resto della ciurma era tornato in Italia. Grazie al mio grande amico di infanzia Gabriele, diventato istruttore di surf alla Planet Surf Camps da ormai qualche anno fisso sull’isola, ho avuto la possibilità di dormire a casa sua e di conoscere un sacco di  gente del posto che porto tutt’ora dentro di me con grande affetto. Tutto molto bello, però per fare surf avevamo bisogno di un mezzo di trasporto, cosi tramite conoscenze siamo riusciti  ad affitare un bolide di macchina ,una peugeot 106 rally, ideale per le strade sterrate della norte,anche se di rally gli era rimasto ben poco. I giorni successivi sono stati molto rilassanti, basati dal ciclo ideale per un surf-trip: “eat, sleep, surf, repeat” fin quando un giorno abbiamo beccato molto vento, cosi senza pensarci troppo, abbiamo fatto il pieno e siamo partiti in esplorazione di Fuerte!

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Dal nord dell’isola, siamo scesi giù dalla costa est dove abbiamo trovato degli scenari incredibili tipo queste spiagge con un’acqua cristallina da far paura,sembrava una piscina gigante.

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Proseguendo lungo la costa est siamo passati da Gran Tarajal, di cui ricordo la fantastica cucina tipica e la street art sparsa per la città con tutti i suoi murales.

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Arrivati al Sud, ci siamo fermati al faro di Jandia, la vista era sensazionale, paesino con tutte costruzioni bianche, distesa di sabbia infinita, pale eoliche e nuvole cosi basse che sembrava che si potessero toccare.

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La vera ciliegina sulla torta è stata la “Playa de Cofete”, da Morro Jable in poi la strada era solo sterrata infatti la gente del posto ci aveva detto: ”non vi spaventate, seguite le indicazioni e arriverete al paradiso!”. Senza paura, abbiamo proseguito per quasi 20 km e alla fine siamo arrivati in questo scenario di natura incontaminata,si sentiva solo il rumore delle onde frangersi a km di distanza dalla spiaggia mentre percorrevamo le stradine pericolanti delle montagne vulcaniche.

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Playa de Cofete

Risalendo verso la costa Ovest  abbiamo trovato dei paesini ad altissima quota in montagna,dove addirittura sulle punte c’era la neve! Incredibile come in un isola con temperature cosi calde tutto l’anno si possa trovare pure la neve,mistero.
Finito il tour dell’isola abbiamo deciso di lasciare la macchina e dedicare gli ultimi giorni del surf-trip  ad un unico ed incredibile spot: Los Lobos.

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Will Beeslaar photo of Los Lobos

Definita come una delle destre più lunghe d’Europa, dal porto vecchio con il fantastico Peter, era possibile prendere un gommone per soli surfisti,con una capienza di 10-12 persone a tragitto. Con 5 minuti di navigazione, si arrivava su un l’isolotto poco a nord di fuerte e ti lasciava direttamente sulla line up, poi come un servizio che merita, passava con il gommone ogni ora e quando eri morto per crampi potevi ritornare a casa con il sorriso a mille denti, i soldi meglio spesi della mia vita. La surfata del primo gennaio,dopo un capodanno devastante, con onde qualità 4/5 stelle, 2,5m e periodo 18-20 sec. , penso che rimarrà impressa come una delle migliori session della mia vita. Quindi se passate da Fuerte, è una tappa fissa, controllate le mappe su msw e andate a Los Lobos, meglio il picco sotto da “turisti”, che quello sopra è “only locals”!!

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Scrivere  25 giorni di viaggio in poche righe non è semplice, spero che quello che ho scritto venga letto da gente che non c’è mai stata e che sta cercando una meta per il prossimo surf trip, ma soprattutto spero che chi ha vissuto con me questa avventura , leggendo le mie parole, possa sorridere in ricordo dei bei tempi passati, nella speranza che in futuro  le nostre strade si incrocino ancora! Hasta Pronto Fuerte!!!!

Racconto scritto da Fabio Gancho, supervisionato da We Travel We Surf.
Tutte le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Fabio Gancho © Copyright 2015

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