18
giu
2015
37

Bali for dummies

Quando i miei amici (surfisti) mi annunciavano fieri di aver prenotato per la milionesima volta un volo per Bali, sorridevo, ma dentro di me ero perplessa e un po’ allibita.

Il mondo è talmente grande, che bisogno c’è di andare 5, 6, 20 volte a Bali?

Che mai ci sarà di così speciale in un’isola grande neppure quanto metà Sicilia in cui vivono più di 4 milioni di abitanti che probabilmente raddoppiano durante la stagione secca (maggio-settembre)?

Di Bali ti rimane appiccicato il profumo d’incenso mescolato a quello di riso appena tolto dal fuoco. Nella testa ti s’insinua una musica dolce e allo stesso tempo solenne. Uno scampanellio costante e ritmato che si fonde ai suoni del Reggae di cui vanno pazzi i ragazzi balinesi. Le immagini delle onde, le foreste, le scimmie, i sorrisi delle persone che s’incontrano per strada ti si affollano nella mente.

Stordito da queste visioni, quasi in “trance”, ti scopri a cliccare il tasto “buy ticket” e ti ritrovi in partenza per Bali per il quarto anno di fila. Indebitato fino al collo, sorridi inebetito perché sai già che ci sarà anche una quinta volta se gli astri si allineeranno con il tuo portafogli e con il piano ferie aziendale.

La certezza. C’è un’unica verità: Bali è bellissima sotto milioni di punti di vista e se fai surf lo è ancora di più. Non fate i cretini, anche se siete finiti in questa isoletta dall’altra parte del mondo per surfare, godetevi anche le altre meraviglie che essa è in grado di offrire. Non fate come quegli appassionati di calcio che vanno a vedere le partite nelle città più belle d’Italia e d’Europa e conoscono solo lo stadio. Bali non è solo onde perfette. O per lo meno non solo!

Esplorate, provate la cucina balinese, visitate i templi e le risaie, il vulcano, le cascate e la foresta con le scimmie. Parlate con i locali e fatevi raccontare le loro tradizioni e le loro usanze. Fate giocare i bambini, i tantissimi bambini che vi capiterà d’incontrare. Non fate i soliti italiani che fanno gruppetto tra di loro e tutto il resto è noia.

Bali d’estate è piena di turisti, molti di questi surfisti, provenienti da mezzo mondo con delle storie da raccontare e delle esperienze da condividere. Per parlare dell’ultima mareggiata a Levanto avrete tutto l’inverno. Il mio consiglio è di partire con persone amiche non dimenticando però di mescolarsi di tanto in tanto tra la “folla”.

Surfare a Bali. Partiamo da un assunto di base: le onde di Bali non sono per tutti, ma tutti possono surfare a Bali. No, non è un controsenso, e se ho surfato io, potete surfare tutti! A una settimana dalla partenza (la prima, ormai un po’ di anni fa) ero terrorizzata all’idea che di lì a poco mi sarei trovata in mezzo a quelle onde di cui mi avevano sempre parlato in toni apocalittici! Il reef a “seghetto alternativo”; la serie anomala di 4 metri quando fino a tre minuti prima stavi surfando onde di un metro; l’affollamento in acqua manco avessero sparso banconote da 500 euro sulla line-up; la corrente; il barchino che ti molla sul picco in mezzo al mare e poi beato chi lo rivede più… eccetera, eccetera.

Dopo tre anni posso dire che le cose non stanno esattamente così e non ha senso farsi scoraggiare da chi vi bombarda la testa di questi racconti alla “Survivors”.

La cosa più importante per non trovarsi in situazioni sgradevoli è essere consci del proprio livello di surf e studiare bene sia le previsioni sia la situazione prima di entrare in acqua. Fate un auto esame onesto del vostro surf e delle vostre capacità surfistiche e scegliete lo spot o le condizioni che più si avvicinano a esso.

Se state leggendo un post che s’intitola “Bali for dummies” evidentemente un’idea del vostro livello di surf già ve la siete fatta, quindi va bene così, siete sulla buona strada.

Certo, se neppure siete in grado di mettervi in piedi e di tagliare l’onda, forse è meglio valutare la possibilità di affidare il proprio destino a Bali a una scuola di surf o a uno dei tanti surf camp presenti nell’isola e interrompere qui la lettura di questo post.

Se invece siete già abbastanza capaci e autonomi per iniziare, non sono male i reef davanti a Kuta. Sono 4: Airport (left e right), Middles e Kuta Reef. Quest’ultimo, rispetto agli altri tre, è sempre un po’ più piccolo (ma anche più affollato). Per rompere il ghiaccio potete iniziare da qui.

Si raggiungono con i famosi barchini che partono sia da Tuban, sia da Kuta Beach (svoltate a sinistra arrivando da Jalan Pantai Kuta e troverete il chiosco). I barchini in realtà si chiamano Jukung e sono le tradizionali imbarcazioni con bilanciere usate per la pesca dalla popolazione dell’isola. La “corsa” fino allo spot (andata e ritorno) vi costerà intorno alle 50mila rupie (poco più di 3 euro) e, non vi preoccupate, non c’è il rischio di essere abbandonati in mezzo al mare. C’è un passaggio di barche continuo e la spiaggia in vista davanti a voi. Quindi, anche se avete chiesto al vostro captain di venire a prendervi dopo un paio d’ore e invece avete cambiato idea, state tranquilli. Sarà sufficiente mettersi nel canale o leggermente al largo rispetto al picco e sbracciarsi non appena vedete passare un’imbarcazione. Se proprio non vi va di aspettare una manciata di minuti, c’è sempre la possibilità di remare fino a riva senza nessuna apparente controindicazione. La remata, ricordatevelo, è però bella lunga. Anche se sul mare piatto e senza corrente, potreste trovarvi a remare per mezz’ora. Proprio non potete aspettare 5 minuti?

Piccola informazione di servizio. I reef di Kuta sono per i mattinieri. Puntate la sveglia alle 5 e mezza perché a metà mattina (10-11 circa) il trade wind aumenta d’intensità. Arriva sì sempre da terra, ma è così forte che è capace di spazzarvi via pure le sopracciglia dalla faccia. Immaginatevi quindi lo sforzo titanico che vi toccherà fare per partire su un’onda con il freno a mano tirato. Tutto questo perché vi siete svegliati a mezzogiorno…

Ci sono altri spot nei dintorni in cui poter prendere confidenza con la potenza del mare indonesiano. Sono spot su sabbia come Kuta Beach e Canggu. Non amo molto i beach break perché credo che alle volte siano più pericolosi dei reef o dei point. È per questo che non so dire molto di Canggu, spot in cui non ho mai surfato, e mi sento di sconsigliarvi vivamente Kuta Beach. Le onde sono spesso dei close-out violentissimi che frangono su 20 centimetri d’acqua. Il fatto che vi sbattano sulla sabbia invece che sul reef, credetemi, non è una grande consolazione.

Avete ormai rotto il ghiaccio. Ora è arrivato il momento di esplorare il resto dell’isola. Prima di farlo controllate con attenzione le previsioni. Io uso sempre Magicseaweed e, per le condizioni in tempo reale, Instagram. Sì, Instagram che a dispetto di ciò che molti pensano, non è solo un campionario di foto di frullati e tramonti, ma per il surf e le condizioni meteo/mare può essere insospettabilmente molto utile.

Adesso io mi chiedo, se il “forecast” dà una mareggiata di 12 piedi in arrivo e avete appena letto un post che s’intitola “Bali for dummies”, ma che cavolo ci fate alla velocità della luce in sella al vostro Honda Vario (il motorino più affittato a Bali) diretti a Uluwatu? Fate una bella cosa, fatevi una cortesia, con molta attenzione perché a Bali c’è un traffico infernale, fate inversione.

C’è tempo per andare nel Bukit, la penisola meridionale in cui si trovano tutti gli spot più famosi dell’isola (Uluwatu, Bingin, Dreamland, Balangan e altri). Quel tempo però non è ancora arrivato. Siete andati a Bali per surfare, no? E allora andateci per davvero!

Quando l’isola è investita da mareggiate di questa consistenza a voi che surfate tre volte all’anno, a voi che non amate allontanarvi tanto dalla vostra “confort zone”, a voi che all’adrenalina preferite una bottiglia di birra, rimane un’unica soluzione. La soluzione si chiama Medewi. È uno spot a nord dell’isola sempre nella costa occidentale a due/tre ore d’auto da Kuta. Fatevi un altro favore, non sfidate quella strada in motorino, soprattutto d’estate, il periodo in cui è più trafficata per via dei turisti. A Kuta potete affittare una macchina con un driver che per 500mila rupie (poco più di 30 euro) vi accompagnerà a destinazione. Il mio consiglio è quello di trattenervi lì un paio di giorni o per lo meno fino a quando la mareggiata avrà smesso di “fare la voce grossa”. Ci sono vari posti in cui dormire per tutte le tasche. Il Gede Warung è proprio davanti allo spot e con 100mila rupie (7 euro) potrete affittare una stanza spartana ma pulita con bagno annesso.

Medewi è una spiaggia di sabbia scura. L’onda frange su un fondale di sassi di medie dimensioni (boulders). Anche se qui non troverete il temuto reef, vi consiglio comunque di usare i calzari perché molti sassi, soprattutto quelli vicino all’uscita sulla spiaggia, sono completamente ricoperti di frammenti di conchiglie molto taglienti.

L’onda è una sinistra lunghissima abbastanza semplice. La partenza è più lenta e docile rispetto a quella delle onde che troverete nel Bukit e frange più lentamente. Certo, se la mareggiata è grossa, non sperate di trovare onde molto più piccole. A parità di dimensione però, a Medewi le onde sono meno violente e il livello dei surfisti in acqua è decisamente inferiore. Anche qui vi toccherà svegliarvi al canto del gallo. Il vento entra puntualmente a metà mattina, ma qui soffia direttamente dal mare ed è in grado di trasformare il mare dalla condizione “perfezione” alla “fogna” in 2 minuti secchi. Alzatevi presto quindi.

I locals in linea generale sono ospitali e amichevoli anche se tengono molto a farvi comprare la maglietta del loro surf club. Compratela e magari mettetevela per surfare. Li farete contenti, vi faranno la “ola” quando partirete su un’onda e (soprattutto) non ve la dropperanno nell’inside. A buon intenditor…poche parole.

Bukit e co. È arrivato il momento del vostro debutto nella Bali “patinata”: quella dei video, delle foto dei pro e dei vostri amici che surfano come il cugino di Kelly Slater. Tutti ne hanno per lo meno un paio. Nel Bukit durante la stagione secca sono sei gli spot principali, tutte sinistre perfette che frangono su un reef spesso tagliente. Partendo da quello più a nord incontrerete Balangan, Dreamland, Bingin, Impossible, Padang-Padang e Uluwatu. Molti sostengono che tra questi Dreamland sia il più facile e abbordabile per i meno esperti, sempre in ragione del fatto che il fondale è sabbioso. Per me invece vale sempre lo stesso discorso fatto per Kuta Beach.

In tutti questi spot raccomando occhi fissi alla tabella delle maree e all’orologio. Per me l’ideale è entrare a media marea durante il passaggio dalla bassa alla alta. Non è un consiglio di merito sulla qualità delle onde, ma solo una scelta dettata dalla serenità dell’entrare con la marea che sale e con il reef che si allontana sempre di più dalle mie chiappe. Entrando con la “rising tide” in teoria il reef non dovrebbe essere un gran problema e potreste pure lasciare i calzari nella borsa. Io li metto sempre anche se odio surfare con quelle scarpettine, ma mi danno un conforto psicologico non da poco. Come a dire: “se le cose buttano male, male, male mi metto a correre sul reef e scappo in spiaggia”. Non è mai successo, ma non si sa mai.

Mi sembra stupido dirlo, ma cercate di non droppare nessuno. Non è difficile che questo capiti, anche se non lo volete, perché il livello in acqua è davvero molto alto. Durante l’estate (la nostra) l’isola è infatti invasa da surfisti australiani in fuga dall’inverno (il loro). Inutile dire che un australiano di mezza età con la panza in linea generale surfa meglio del vostro amico cugino di Kelly Slater ed è in grado di fare il take off laddove voi forse rinuncereste pure a fare duck dive. Quindi capita che tra la schiuma spunti qualcuno che è partito moooolto più interno di voi. State tranquilli. Raramente vi urlerà dietro. Se lo fa, ci scommetto, è italiano o al massimo russo.

Più probabilmente vi supererà senza tante difficoltà e vi sparerà un paio di off the lip mentre voi scappate maldestramente da una montagna di schiuma. In effetti è una cosa un po’ frustrante, ma mica lo avete deciso voi di nascere in una delle poche nazioni al mondo senza neppure uno straccio di spiaggia sull’Oceano, giusto?

Veniamo alla questione della temutissima serie anomala. Capita di entrare in acqua con onde di tre piedi e vedere arrivare all’orizzonte onde più grosse, molto più grosse. Stando attenti si possono evitare remando esterni e verso il largo. Certo è altamente improbabile che vi troviate davanti 12 piedi d’acqua se siete entrati con un metro, come vogliono molte delle leggende tramandate tra amici. Per evitare brutte sorprese sarà sufficiente studiare la situazione prima di entrare in acqua. Accomodatevi in un warung e osservate lo spot mentre ordinate un “balinese coffe” (i fedelissimi dell’espresso si astengano da quest’ultimo rituale). Contate il numero delle onde per serie, valutate la frequenza e osservate come si muovono le persone nello spot. Se vi sentite sicuri e tranquilli vuol dire che è arrivato il momento di entrare. Buon divertimento e occhio alle precedenze.

Breve guida alfabetica per chi non è mai stato a Bali

A come Acqua. A Bali, così come in molti altri paesi in via di sviluppo in cui le norme igieniche sono diverse rispetto a paesi come il nostro, è buona regola astenersi dal bere acqua corrente. Comprate sempre acqua in bottiglia e assicuratevi che sia ben sigillata. Anche quando lavate i denti accertatevi di non ingoiare l’acqua del rubinetto. Stesso discorso vale per la verdura cruda. Chiedete sempre di cuocervela e se ve la trovate nel piatto come decorazione di una pietanza, evitatela se non volete passare il giorno successivo rinchiusi in bagno.

B come Barong. È una figura mitologica della tradizione religiosa balinese e simboleggia il bene in eterna contrapposizione con il male rappresentato da Rangda, regina degli spiriti del male. Troverete i simboli e la maschera Barong ovunque perché per i balinesi ha un valore sacro e benaugurate. Occhi sporgenti, pelle rossa e denti aguzzi. Non potete sbagliare.

C come Canang sari. Sono i cestini per le divinità Hindu che i balinesi preparano ogni giorno per ringraziarle. Li troverete all’ingresso di ogni abitazione e locale. Sono fatti con una foglia di palma e al loro interno possono contenere fiori, cibi, caramelle, monete, una stecca d’incenso e spesso sigarette. Non meravigliatevi, le divinità balinesi sono goduriose e non gli si nega neppure il piacere di un po’ di tabacco e qualche dolce. Cercate di non calpestarli come spesso può capitare dal momento che sono ovunque.

D come Droga. In Indonesia i reati legati all’uso, possesso e spaccio di droga sono puniti con pene severissime che arrivano anche a quella capitale in caso di spaccio. Per le strade di Kuta cercheranno di rifilarvi qualsiasi cosa, dalla marijuana all’exctasy. State alla larga da questi presunti spacciatori e da chi consuma droga in barba ai divieti. Ci sono un sacco di posti al mondo in cui il consumo di droga è consentito o, al più, tollerato. L’Indonesia non è tra questi, quindi attenzione. I famosi “magic mushrooms” non sono illegali, ma talvolta sono molto pericolosi.

E come “Edge” e altri tipi di connessione Internet. Uno dei primi problemi che dovrete risolvere una volta arrivati a Bali, è trovare una scheda dati per il vostro telefono. Appena atterrati a Denpasar, infatti, vi arriverà sul telefono un messaggio che recita più o meno così: “Evviva sei arrivato in Indonesia! Se ti connetti a Internet ti succhiamo 29 euro a MB. Non ti preoccupare, l’Iva è inclusa!”.

Non è tanto per aggiornare il vostro status su Facebook, ma oggettivamente Internet a Bali vi serve per le previsioni e tutto il resto. A Kuta ci sono molti centri in cui con una spesa contenuta (circa 150mila-200mila rupie), vi attiveranno una nuova scheda con 3giga di dati a disposizione. Occhio anche alle chiamate in arrivo. La sola risposta potrebbe costarvi 6 euro.

Nell’isola è disponibile la connessione 3G. Più spesso vedrete però comparire sul vostro telefono il simbolo “E” che sta per “Edge”, una via di mezzo tra il 2G e il 3G. In realtà è una connessione lentissima. Cercate di resistere alla tentazione di sbattere il vostro telefono in terra e chiedete se è disponibile una linea wi-fi nei dintorni.

F come P. I balinesi che vivono nelle zone turistiche hanno una discreta conoscenza della lingua inglese. L’unico particolare che noterete facendo un po’ di attenzione è che tendono a confondere la lettera F con la P. La “f” non esiste nel sistema consonantico balinese. Non meravigliatevi quindi se chiedendo il prezzo di un sarong (pareo) vi risponderanno: “Por you? Pipty-pive”. Anzi se volete essere certi di essere compresi al meglio, quando parlate inglese, iniziate anche voi a sostituire la f con la p. Successo garantito!!!

G come Gudam Garam. Anche se non siete fumatori varrebbe la pena di provare ad accenderle e sentire l’odore che da esse si sprigiona. Le Gudam Garam sono le sigarette ai chiodi di garofano balinesi. L’aroma è intenso e il filtro è ricoperto da una sostanza che lascia un sapore dolciastro sulle labbra. A Bali le fumano in tanti.

H come Hati Hati. In indonesiano significa “attenzione”. Se leggete questa scritta, soprattutto per strada e siete alla guida, rallentate!

J come Jimbaran. Se volete assaggiare pesce fresco e specialità di mare arrostite direttamente sulla spiaggia, Jimbaran è il posto giusto. A pochi chilometri a sud di Kuta troverete la baia di Jimbaran con i suoi numerosi ristoranti e i tavolini sulla sabbia.

K come Kopi. Quando a Bali chiederete un caffè (Kopi) senza dare ulteriori indicazioni, vi porteranno sicuramente un tazzone di liquido scuro fumante simile nell’aspetto all’”American Coffee”. È il “Balinese Coffee”. Ci sono molti amanti di questo tipo di caffè di cui purtroppo non riesco a tessere nessun tipo di elogio. A Bali troverete anche il famoso (e carissimo) Kopi Luwak, secondo gli esperti tra i migliori caffè al mondo. Prima che vi lanciate all’assaggio, è bene che sappiate che questo tipo di caffè è prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate da un animaletto simile a un ghiro che vive appeso alle palme (chiamato zibetto). Avete ancora voglia di assaggiarlo?

I come It’s on when It’s on. È il claim della Rip Curl Cup, la competizione che si svolge ogni estate a Padang Padang. Se vi trovate a Bali in quel periodo (il waiting period quest’anno è fissato dall’1 luglio al 15 agosto), avrete la fortuna di veder surfare alcuni dei più forti surfisti al mondo e dell’isola in quella che viene definita la Pipeline di Bali. Trovate qui la lista completa dei partecipanti di questa edizione.

L come Leash. Il fatto che abbiate deciso di andare a Bali e surfare solo onde di una dimensione ragionevole, non giustifica il mancato acquisto di un nuovo leash. Quello vecchio, spelacchiato e sottile come il cavetto per ricaricare l’iPhone, lasciatelo a casa. Le onde di Bali sono potenti, anche se sono piccole, e possono spezzare in men che non si dica il vostro “laccettino”. Controllate lo stato sia del leash, sia della cordicina che lo tiene legato alla tavola e, nel caso, sostituitela. Non vorrete ritrovarvi in mezzo alla line-up nuotando stile rana mentre la vostra tavola sbatacchia sul reef?

M come Motorino e altri mezzi. Il traffico a Bali, soprattutto vicino ai centri urbani più popolati, è ai limiti del film horror. Immaginate il caos di una città come Roma o Napoli, aggiungeteci più motorini, un codice della strada pressoché inesistente e la guida a sinistra. Insomma un bel caos. Per spostarsi è meglio affittare un motorino e prestare la massima prudenza sia per via dei sensi invertiti rispetto a ciò a cui siamo solitamente abituati, sia per la continua mancanza di rispetto di qualsiasi norma del codice della strada da parte degli altri guidatori. C’è ghiaia ovunque sull’asfalto. Gatti, cani, galline possono tagliarti la strada all’improvviso. Così come i veicoli che possono spuntare da ogni direzione, in qualsiasi momento. Se non siete molto capaci con il motorino come me, non pensate di sentirvi più al sicuro guidando un’auto. Il consiglio è di affittare un’auto o un motorino con un “driver” in grado di muoversi in quella ragnatela di macchine e motorini certamente meglio di voi. Ci guadagnerete in serenità psicofisica.

N come Nyepi. Al contrario di molte altre culture che celebrano il nuovo anno con feste e manifestazioni varie, il punto culminante del Capodanno Balinese, che dura 6 giorni, è una giornata dedicata al silenzio chiamata Nyepi. Il terzo giorno l’intera isola si ferma, i voli sono sospesi e non si può effettuare nessun check-in o check-out negli alberghi. La festività cade il giorno dopo la luna nera dell’equinozio di primavera, quando il giorno e la notte sono di circa uguale durata. Nel 2015 il Nyepi si è celebrato il 21 marzo.

O come Oh lo shopping! A Bali troverete tante cose da comprare a prezzi spesso stracciati: prodotti dell’artigianato locale, spezie e molto altro. Non fate acquisti i primi giorni. Chiedete un po’ di prezzi in giro e fatevi un’idea del reale valore di ciò che volete acquistare. Quando decidete di comprare non fatevi vedere in giro con troppe buste. Vi troverete spesso a contrattare. È parte del “gioco”, cercate però di non farvi fregare.

P come Polizia. C’è molta corruzione tra la polizia di Bali il cui obiettivo sembra essere uno soltanto: spillare soldi ai turisti. Non rendetegli la vita così semplice. Quando vi fermano, spesso senza nessun motivo se non quello di estorcervi qualche rupia, siate risoluti ma allo stesso tempo calmi e gentili. Se avete deciso di affittare un motorino, prima di partire armatevi di patente internazionale. Non sempre questa basta a evitare le richieste di soldi da parte dei poliziotti, ma è certo che non averla significa richieste di cifre ben più alte. Siate furbi, non andate in giro con troppo contante e non aprite il portafogli davanti al poliziotto. Fategli capire che avete con voi pochi soldi così, se proprio non molla, si accontenterà di ciò che potete offrirgli.

Q come Quiver. È inutile comprarsi la tavola “PER BALI”. Portate quella che usate abitualmente e non preoccupatevi di portarne una di emergenza nel caso la danneggiaste sul reef, soprattutto se avete già problemi di peso con il bagaglio. A Bali troverete moltissimi posti in cui ve la ripareranno in brevissimo tempo, a prezzi modici e in maniera eccellente.

R come Reggae. È un genere musicale amatissimo a Bali soprattutto dai più giovani. Potrebbe capitare di imbattervi in qualche concerto di band balinesi che propongono delle cover o dei pezzi originali gradevoli. Spero che apprezziate il genere perché sentirete più canzoni di Bob Marley a Bali che al One Love Reggae Festival di Lignano Sabbiadoro.

S come Scimmie. Le vedrete nel tempio di Uluwatu, nella foresta sacra attorno a Ubud e in generale in tutte le zone meno trafficate e con folta vegetazione. Sono carine, ma state attenti. Mettete al sicuro, occhiali da sole, macchine fotografiche, telefonini e oggetti che possono essere portati via con facilità. Le scimmiette sono carine ma anche ladruncole provette e non ci sarà verso di farsi restituire il maltolto. Fate attenzione anche a non sorridere. Mostrare i denti è per loro un segno di sfida.

T come Terima Kasih. In Indonesiano significa “grazie” e a Bali avrete tanto da ringraziare perché tutti sono davvero gentili e disponibili. Vale la pena d’imparare per lo meno questa parola visto che avrete molte occasioni per usarla.

U come Ubud. È la famosa località situata tra le campagne al centro dell’isola, famosa per l’arte, i piccoli negozi d’artigianato, il cibo ottimo. È la Mecca per gli amanti dello stile di vita sano, lo yoga e la meditazione. È circondata dalla foresta sacra delle scimmie e dalle coltivazioni di riso. Anche se è lontana dal mare e non si surfa, se avete tempo, meriterebbe una visita.

V come Visto. Dura un mese e costa 35 dollari da pagare una volta arrivati all’aeroporto di Denpasar. Gli impiegati accettano anche la cifra corrispondente in euro (circa 30eu). Pagando con 50 euro riceverete il resto direttamente in rupie che potrebbero esservi utili per le prime spese appena arrivati (taxi, acqua, cibo etc). Alla partenza vi verranno chieste invece 200mila rupie di tasse aeroportuali.

W come Warung. Gli indonesiani chiamano così i piccoli ristoranti tradizionali. Li trovate anche sulla spiaggia. Vi saranno serviti piatti tipicamente indonesiani in un ambiente molto familiare. Alcuni Warung sono semplici baracche di legno lungo la strada con un paio di sedie di plastica, una pentola di riso e una stufa a gas con una padella. Non meravigliatevi nel caso il gestore si sieda a parlare al tavolo con voi mentre state mangiando.

V come Vaccinazioni. Per Bali non c’è nessuna vaccinazione obbligatoria ma solo consigliata. Tra queste: tifo, epatite A e B e antitetanica. Sarebbe una buona idea attivare prima della partenza un’assicurazione medica che copra eventuali spese mediche.

Z come Zanzare. A Bali la malaria è stata debellata, ma le zanzare sono comunque presenti e comunque una gran rottura di scatole. Fate incetta di spray ani-zanzare. Vi conviene acquistarli una volta arrivati sull’isola: sono più economici rispetto all’Italia e spesso più potenti.

Tutte le immagini presenti nel racconto sono di proprietà di Giulia Mameli © Copyright 2015

 

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27 Responses

  1. Francesca Vannini

    Deve essere STRABELLO…vediamo se sopravvivo al surf camp che spero di fare con le mie amiche californiane in Costa Rica quest’inverno e poi…magari…

  2. Michele Doria

    io ci sono andato nel 2007 e chi ci e andato di recente ha detto che e diventata un isola di cemento! Hanno costruito ovunque! Una volta c era una spiaggia bellissima, dream land alla quale si arrivava scendendo da una scogliera in mezzo a villaggio fatto di capanne di paglia e bambu, sabbia bianca acqua azzurrissima, il paradiso! Ora il villaggio non c e piu, hanno buttato via tutto e costruito alberghi o non so che! Comunque confermo, per le onde Bali è il top!

  3. Marcello Albini

    l’articolo è fatto bene e descrive bene Bali..ho rivissuto le sensazioni di quando sono stato… ma poi l’Indonesia e Bali sono uno stato della mete più che un luogo.

  4. Fabio Vestri

    Mamma quanti ricordi ci sono stato l’ anno scorso….tra tutti gli spot menzionati e tutti bellissimi, Balangan mi ha stregato, purtroppo so che un recente incendio ha distrutto molti warung sulla spiaggia, che colpo al cuore.

  5. Rose Marie Lentini

    Bello… Comunque se uno puó andate d’estate a waikiki e sud Oahu ci sono onde bellissime e surfi per sempre, si puó dormire negli ostelli ad Honolulu compresi di angolo cottura. Comunque a Padang Padang se siete principianti potete surfare in uno spot che fa dex dove portano le scuole. Lo spot è di fronte alla spiaggia ed è sulla strada a braccia x arrivare sulla line up di Padang. Aloha

  6. Giulia Mameli

    Questo è quello che ho visto e capito dopo tre estati di vacanze a Bali. È un racconto modesto per surfisti di livello modesto. Se state per partire con il chiodo fisso del tubo a Uluwatu (e non ne avete mai fatto uno neppure nel vostro homespot) allora non leggetelo perché potrebbe smorzare il vostro entusiasmo. O forse è meglio che leggiate perché potrebbe salvarvi la tavola e il c*@o dal bacio del reef. In ogni caso leggete e condividete perché, se non altro, potrebbe essere d’aiuto al vostro amico un po’ impedito come me …e poi perché Bali è un posto bellissimo che tutti meriterebbero di visitare per lo meno una volta nella vita. Thanks to WeTravel WeSurf! E se avete altre domande posso rispondervi qui. Grazie a tutti per la lettura.

  7. davide

    Brava hai spiegato benissimo ciò che serve sapere per trovarsi a proprio agio a bali, posto subito il link ad una amica che vuole andarci per la prima volta,. Ciao

  8. Manuela Masiello

    a sole poche ore da dove vivo (Brisbane,Australia)…prima o poi ci vado!
    Grazie per l’articolo, super utile!

  9. Pingback : We travel We surf L'armonia della perfezione ~ We travel We surf

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